I limiti imposti dalla situazione che abbiamo tutti vissuto nei mesi passati hanno stimolato una intensa riflessione all'interno delle professioni di servizio e cura alla persona, favorendo la formulazione di soluzioni inedite come l'utilizzo delle modalità da remoto

di Luca Bosco e Valentina Campetelli

Resilienza nel tempo del lockdownIl periodo del lockdown ha portato molte categorie professionali a ripensare e rimodulare la propria pratica abituale, sollecitando aspetti di resilienza, creatività e apertura al nuovo, come è avvenuto ad esempio in campo terapeutico, educativo e formativo.

I limiti imposti dalla situazione che abbiamo tutti vissuto nei mesi passati hanno stimolato una intensa riflessione all'interno delle professioni di servizio e cura alla persona, favorendo la formulazione di soluzioni inedite come l'utilizzo delle modalità da remoto, verso le quali molti di noi nutrivano una certa resistenza.

L'esperienza ci sta dimostrando che in alcuni ambiti tali modalità possono rivelarsi estremamente utili e funzionali.

L'interruzione delle normali attività e dei consueti modi di mettere in pratica la propria professione, in particolare per chi lavora con l'infanzia, come gli educatori, gli insegnanti e gli specialisti, ha comportato un forte stress riorganizzativo.

Tuttavia, questo tempo sospeso ha creato uno spazio all'interno del quale sviluppare nuove idee e soluzioni: da un vuoto disorientante a un vuoto generativo che permette la nascita di pensieri individuali e collettivi, attraverso l'attivazione e la messa in campo delle proprie risorse personali e professionali.

Come professionisti che si occupano dell'infanzia, in questi ultimi mesi abbiamo avuto modo di assistere al fiorire di incontri, supervisioni e confronti regionali, nazionali ed internazionali all'interno di varie categorie: psicologi, psicomotricisti, insegnanti, educatori, e via dicendo.

Guardando oggi ai mesi passati, ci sembra di poter individuare diverse fasi.

  • Un momento iniziale in cui il ritrovarsi ha risposto alla necessità di mettere un pensiero sulla situazione contingente, darle un contenitore e una definizione, attraverso il confronto con i colleghi.
  • In un secondo tempo, con la crescente consapevolezza che il periodo di confinamento non si sarebbe risolto entro breve, è nata la riflessione teorica e metodologica, in ciascuna professione, circa le possibilità offerte dagli strumenti tecnologici e la loro utilizzabilità o meno nei relativi ambiti. Rispetto a ciò, tra coloro che operano prevalentemente con l'età evolutiva, qualcuno ha trovato modalità di lavoro da remoto, mentre altri, ritenendo impossibile convertire tout-court la propria pratica nella modalità a distanza, si sono dedicati maggiormente alla riflessione pedagogica ed educativa in senso ampio, rivolgendosi alle famiglie, ai genitori, al mondo della scuola e dell'educazione. In un momento di distanziamento sociale e in cui molte famiglie hanno vissuto la solitudine e l'isolamento, come psicoterapeuti dell'età evolutiva e psicomotricisti abbiamo ritenuto particolarmente importante farci promotori di reti e della continuità dei rapporti sociali. Abbiamo quindi messo in atto diverse azioni: incontri singoli o di gruppo con i genitori dei bambini che frequentavano i nostri studi; momenti periodici di saluto con i bambini stessi per mantenere la relazione durante i mesi di sospensione delle attività; proposta agli enti territoriali di uno sportello on-line rivolto alle famiglie, con un'ottica educativa e psicomotoria. In particolare, il lavoro con i genitori è stato volto a fornire un supporto rispetto all'organizzazione della giornata in termini di tempi e spazi (momenti di routine, di gioco, di noia, dei compiti, eccetera), a sostenere il ruolo educativo e ad offrire degli strumenti di lettura dei comportamenti, delle manifestazioni emotive e del gioco dei bambini durante tutto il periodo del lockdown. Alcune ricerche, tra cui quella dell'Ospedale Gaslini di Genova (1), hanno evidenziato aspetti come: regressioni, difficoltà di addormentamento, intensificazione delle reazioni emotive, esasperazioni dei conflitti già esistenti; aspetti emersi anche dal confronto che abbiamo portato avanti in modo diretto con le famiglie. 
  • Infine, il confronto professionale ha permesso di condividere le riflessioni, le idee e i dubbi circa la riorganizzazione e la ripresa delle attività nella cosiddetta “Fase 2”, mettendo in comune saperi, risorse ed informazioni anche di carattere tecnico e normativo.

Le iniziative prese dagli ordini professionali, dalle associazioni di categoria e dai gruppi informali di professionisti sono state certamente un'occasione preziosa, di cui far tesoro e che auspichiamo prosegua come buona prassi di scambio dei saperi, attivazione di reti, formazione continua e supervisione, elementi imprescindibili nelle professioni di cura, educative e dei servizi alla persona. Ci auguriamo che si faccia tesoro di questa grande mobilitazione, facilitata dall'uso delle tecnologie di comunicazione a distanza, e che queste continuino ad essere utilizzate come supporto per momenti di confronto, scambio e formazione, a fianco delle iniziative in presenza. 

L'utilizzo delle piattaforme di videoconferenza, ad esempio, ha permesso di organizzare eventi di portata anche internazionale.

Un esempio virtuoso di tutto ciò è quanto avvenuto nel campo della Psicomotricità, particolarmente colpito, in seguito alla necessità del distanziamento fisico, nel cuore della sua pratica e del suo pensiero pedagogico, che mettono al centro il corpo e la relazione con l'adulto e col gruppo di pari come elementi significanti, oltre che come strumenti di lavoro veri e propri.

E' proprio sul corpo significante e comunicativo che incentriamo abitualmente il lavoro di formazione con gli educatori e gli insegnanti, in particolare quelli della fascia 0-6 anni, nella convinzione che la prospettiva psicomotoria rispetto al bambino e alla persona nel ciclo di vita sia estremamente utile nel favorirne e sostenerne le competenze professionali.

Nel primo periodo del lockdown il mondo dell'infanzia e dell'adolescenza è rimasto escluso dalle riflessioni mediatiche e politiche, quasi si trattasse di categorie inesistenti e delle quali dovessero occuparsi esclusivamente le famiglie.

Mentre oggi, con la riapertura della scuole se ne parla moltissimo, purtroppo per lo più secondo l'esigenza del mondo adulto di ridurre il rischio sanitario, con una enorme difficoltà a conciliare questa necessità con gli elementi qualitativi della pratica educativa e con i bisogni reali dell'infanzia.

Rispetto al mondo scolastico, in un primo momento l'iniziativa è stata per lo più lasciata ai singoli docenti o istituti. In seguito, la necessità di portare avanti i programmi di studio e di garantire l'accesso ai servizi educativi e di istruzione ha sollecitato la formalizzazione della Didattica a distanza, attraverso protocolli e linee guida, declinati poi a seconda delle realtà specifiche.

Per la fascia 0-6 anni , invece, ciascun istituto, comune o realtà educativa ha dovuto trovare modalità proprie per garantire la continuità.

Riteniamo che, se la DAD ha in qualche modo sopperito all'impossibilità della lezione in presenza nelle scuole di ordine superiore, per la scuola dell'infanzia e il nido non sia pensabile un lavoro educativo che faccia a meno della vicinanza fisica e che escluda il corpo e la relazione diretta con uno o più adulti significativi e col gruppo dei pari

Tralasciamo in questa sede la riflessione, comunque importante, su quanto la corporeità, la possibilità di sperimentazione pratica e gli aspetti relazionali siano elementi imprescindibili dell'educazione e dell'istruzione scolastica in tutte le fasce di età, soprattutto se pensiamo alla scuola primaria ed al fatto che i  pre-requisiti per l'apprendimento, come ben noto, si strutturano per via corporea, affettiva ed esperienziale.

A partire da queste riflessioni, è sorta l'esigenza di rimodulare gli spazi formativi e di confronto con gli insegnanti stessi, anch'essi colpiti nel cuore della loro professione. L'impossibilità di attuare formazioni nelle modalità privilegiate per affrontare gli aspetti psicomotori connessi al lavoro educativo, con incontri in presenza, esperienziali e corporei, ci ha sollecitati nel trovare canali alternativi.

Cogliendo l'occasione del tempo di sospensione delle normali attività lavorative, abbiamo proposto formazioni a distanza, con modalità partecipative e interattive, al fine di promuovere la riflessione personale e professionale.

In particolare, riportiamo l'esperienza di un Corso di formazione aperto agli educatori di nido e ai docenti della scuola dell'infanzia e primaria, riconosciuto dal MIUR ed incentrato sullo Sviluppo psicomotorio e del gioco del bambino.

Si è trattato di una formazione a carattere misto, con una parte di e-learning, una di FAD in modalità sincrona e un'ultima di lavoro rielaborativo in autonomia. I partecipanti hanno potuto consultare i contenuti formativi per un periodo di tre mesi su piattaforma on-line, sono state fornite proposte per degli elaborati scritti a partire da domande e stimoli audiovisivi, e sono stati organizzati tre incontri in videoconferenza, di conoscenza, riflessione e approfondimento.

Gli incontri in sincrono hanno confermato l'importanza di un aspetto che riteniamo essenziale: la necessità di fornire “contenitori” all'interno dei quali gli operatori della scuola e dei servizi educativi possano discutere e riflettere sulla loro professione, in un confronto tra colleghi e mediato da supervisori e formatori esterni. Spazi che, nella maggior parte dei casi, non sono previsti in maniera sistematica e strutturale; e che tuttavia crediamo essere fondamentali per promuovere la meta-riflessione professionale, prevenire il malessere scolastico e il burn-out.

Nel caso specifico, il programma iniziale è stato ampliato a seguito del primo incontro in videoconferenza, accogliendo innanzitutto il vissuto dei partecipanti circa il periodo che si stava vivendo: incertezza rispetto al presente e al futuro, sensazione di precarietà e fragilità, disorientamento in assenza di chiare linee guida, difficoltà di riconvertire la propria pratica nella modalità a distanza.

Inoltre, abbiamo affrontato tematiche più specifiche riguardanti la professione a partire da stimoli, domande e bisogni raccolti durante la discussione in gruppo. Gli ultimi due incontri in videoconferenza si sono infatti incentrati sulla tematica dell'osservazione del gioco infantile a scuola (criteri e parametri), che la maggior parte dei corsisti ha ritenuto utile approfondire.

La modalità on-line ci ha permesso di accogliere educatori e insegnanti provenienti da altri paesi europei ed extra-europei: lo scambio si è perciò arricchito della condivisione di esperienze differenti e comuni, aprendo, in un periodo di confinamento nelle proprie case, una “finestra sul mondo”.

Questa percezione di un orizzonte aperto, di allargamento della “visuale” e degli spazi, e contemporaneamente di un maggior radicamento e senso di appartenenza, la abbiamo sperimentata non solo nella veste di formatori, ma anche nel ruolo di destinatari.

Ciò grazie all'attività dei rispettivi ordini professionali e delle associazioni di categoria, nonché alla possibilità di connessione in remoto che permette un avvicinamento ed una partecipazione più attiva alla vita associativa.

Questo periodo ci ha lasciato in eredità anche una grande ricchezza, e, ferma restando la predilezione che abbiamo per la formazione in presenza, soprattutto in ambito psicomotorio, abbiamo deciso di affiancare alle nostre attività esperienziali momenti formativi teorico-pratici anche a distanza, per permettere una partecipazione più ampia.

 

Luca Bosco, psicologo, psicoterapeuta, psicomotricista, socio Sipsiol, SIPI, ANUPI Educazione.
Valentina Campetelli, psicomotricista, educatore professionale socio-pedagogico, socio ANUPI Educazione.

 

Bibliografia

1) http://www.gaslini.org/wp-content/uploads/2020/06/Indagine-Irccs-Gaslini.pdf

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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