Secondo la psicoanalisi il mondo online può essere concettualizzato come offuscamento del confine tra lo spazio mentale e lo spazio virtuale. Il computer funge cioè da strumento di mediazione che determina una sperimentazione di noi stessi come esistenti all'interno di una zona intermedia tra sé e l'altro.

Di Giorgia Lauro

cyberspazio prospettiva psicoanalitica

 

A partire dai contributi di John Suler sulla cyberpsicologia, nel presente articolo si cercherà di delineare la relazione che intercorre tra la psicoanalisi e il cyberspazio. La necessità e l'individuazione di questa relazione è, secondo Suler, importante per comprendere come gli utenti vivono gli ambienti digitali e come poter strutturare una cornice concettuale al fine di strutturare interventi terapeutici online idonei (Suler, 2016).

Seguendo le definizioni dell'autore, il cyberspazio può essere inteso come spazio psicologico, cioè una proiezione della mente umana individuale e collettiva. In modo conscio o inconscio gli schermi fungono da estensione della nostra psiche.

Nei primi studi condotti in ambito psicoanalitico, il mondo online viene concettualizzato come offuscamento del confine tra lo spazio mentale e lo spazio virtuale (Suler, 1996; Turkle, 1995).

Il computer funge cioè da strumento di mediazione che determina una sperimentazione di noi stessi come esistenti all'interno di una zona intermedia tra sé e l'altro.

La psicoanalisi ha ovviamente approfondito tale concetto, definendo successivamente lo spazio virtuale come campo interpersonale o intersoggettivo, spazio di transizione o di trasformazione, un territorio che è in parte me, in parte altro, e che fornisce un luogo per l'espressione di sé, la scoperta interpersonale, la creatività e, sfortunatamente, la psicopatologia.

Secondo John Suler, la modalità con cui vengono progettati gli spazi virtuali modella le manifestazioni proiettive e l'interazione tra sé e l'altro, generando nuove forme di relazioni psicologiche. Obiettivo della cyberpsicologia in chiave psicoanalitica è quello di esaminare l'architettura psicologica degli spazi digitali tenendo conto delle diverse dimensioni.

Ognuno riflette aspetti mediati e/o generati da un particolare ambiente online che, automaticamente, crea un particolare habitat online e conseguentemente un'esperienza psicologica unica.

Il presente articolo, pubblicato sulla rivista International Journal of Applied Psychoanalytic Studies, descrive queste diverse dimensioni utilizzando le teorizzazioni psicoanalitiche come base di comprensione delle architetture virtuali.

 

La dimensione identitaria: chi sono io?

Parlare di identità o senso del Sè, costituisce la prima dimensione dell'architettura cyberpsicologica. Allo stesso modo, tale concetto rappresenta la base fondamentale per lo studio psicoanalitico della personalità. Tutte le dimensioni che verranno descritte successivamente convogliano infatti al suo interno alimentandola.

Il costrutto di identità è quindi centrale in quanto nel cyberspazio le persone hanno la possibilità di esprimere chi sono scegliendo la modalità che più preferiscono: possono decidere di fornire molte informazioni di Sè, poche o strutturare un profilo idealizzato che non corrisponde alla loro immagine reale.

La costruzione di un avatar virtuale consente quindi di negare il Sè adottando una presenza anonima o addirittura invisibile. Secondo Turkle (1995) la possibilità di “vivere” ambienti online molto diversi tra loro può determinare in alcuni soggetti un'espressione del Sè decentrata, dissociata e moltiplicata; allo stesso tempo questo può favorire un'espressione di aspetti identitari inconsci, che possono portare ad un senso di Sè più individuato e coeso.

La dimensione dell'identità si correla a tutti quei software o servizi online che consentono una presentazione del Sè. In tal senso, si fa riferimento anche alla modalità con cui le persone li utilizzano o evitano consapevolmente e inconsciamente, nonché gli aspetti sani e psicopatologici dell'identità che si manifestano in questo ambiente.

Il pericolo che si cela all'interno degli ambienti online riguarda il desiderio spasmodico di un individuo che è alla ricerca costante di una connessione simbiotica con gli altri, come tentativo di affermare i propri pensieri e sentimenti. Qualora il soggetto non abbia la capacità di operare riflessioni su sé stesso quando si trova da solo e ricorre all'oggetto-schermo, perde i confini del Sè, ossia quei confini che definiscono un'identità individuata e separata (Turkle, 2012).

 

La dimensione sociale: chi siamo?

Come detto nella parte introduttiva dell'articolo, la psicoanalisi nelle sue diverse declinazioni concettuali del cyberspazio, lo intende anche come spazio interpersonale e intersoggettivo. La dimensione sociale prende vita negli ambienti online, in quanto forniscono la possibilità di selezionare particolari tipi di relazioni di transfert che a loro volta influenzano i processi di decision making degli utenti.

Molto spesso oggi si assiste a conflitti accesi e animati negli ambienti online, tramite il canale del testo, come risultato di errate percezioni interpersonali. Allo stesso modo, è molto frequente trovare gruppi sociali online in cui si condividono pensieri o valori simili. Questo determina lo strutturarsi di un legame profondamente significativo, in quanto veicola un senso di appartenenza al gruppo, ma contestualmente, qualora i presupposti di base vengono a mancare, la percezione è che i propri bisogni sono incompatibili con quelli degli altri membri del gruppo.

Anche le relazioni sentimentali che si strutturano nel cyberspazio sono un altro esempio di come gli utenti oggi vadano alla ricerca di un soddisfacimento del bisogno immediato che si traduce in una reazione transferale improduttiva (Whitty & Carr, 2006).

 

La dimensione interattiva

Nella progettazione e design di uno spazio virtuale, la componente psicologica è importante. La progettazione dell'interfaccia di un computer tiene infatti conto della capacità di una persona di comprendere, navigare e controllare un ambiente online. Pertanto, la dimensione interattiva dev'essere facile da usare perché non può prescindere da come l'essere umano percepisce, pensa e si comporta.

Più è semplice immergersi in un dominio online, più rapidamente diventa uno spazio di transizione, cioè un'estensione della propria mente. Seguendo una prospettiva psicoanalitica, la capacità interattiva di un dispositivo è direttamente correlata al potere intrapsichico di divenire un oggetto-Sè.

L'esasperazione, la depressione e aspetti aggressivi primitivi che le persone sperimentano come conseguenza di guasti tecnici, sono tutti orientati verso l'oggetto-sè della macchina tecnologica che gratifica e frustra la necessità di onnipotenza e attaccamenti simbiotici.

Suler (2016) ha descritto tale esperienza di mancata risposta da parte della macchina tecnologica come “esperienza del buco nero”. Man mano che i dispositivi diventano più interattivi e simili agli umani, le persone tendono ad antropomorfizzare consciamente o inconsciamente gli stati proiettivi, ossia quegli aspetti che divengono sempre più centrali negli studi e progettazioni delle intelligenze artificiali.

 

La dimensione testuale: qual è la parola?

La comunicazione testuale assume oggi una gran varietà di forme: dalla messaggistica istantanea, alle chat, le e-mail, i post sui social media, e via dicendo.

Le abilità cognitive del parlare, ascoltare e scrivere sono molto differenti tra di loro. Scrivere i propri pensieri e leggere quelli di un altro è una modalità unica per presentare la propria identità, percepire quella degli altri e stabilire relazioni.

Come un dialogo auto-riflessivo, interiorizzato, la scrittura consente un'espressione di Sè, mentre la comprensione della propria esperienza di lettura porta ad approfondimenti legati all'altro (Coen, 1994).

I sistemi verbali della mente tendono a coinvolgere un pensiero che è più concettuale, logico, lineare, fattuale e consapevolmente controllato. Per questo motivo, presentandolo sotto forma di “parole scritte”, il discorso testuale online offre alle persone l'opportunità di identificare, modellare e padroneggiare esperienze intangibili, proprio come avviene nel discorso tradizionale della psicoterapie psicoanalitiche.

La comunicazione di testo pone problemi in quanto la mancanza di segnali non verbali aumenta la possibilità di distorsioni percettive interpersonali dovute al transfert. L'assenza della mimica facciale aumenta l'anonimato, l'invisibilità e l'introiezione solipsistica determinando processi di acting out e regressione (Suler, 2004).

Per una chiarezza espositiva, l'introiezione solipsistica è un fattore che indebolisce le barriere psicologiche dell'individuo all'interno degli ambienti virtuali. È un concetto coniato e descritto da John Suler, secondo il quale, nel momento in cui si leggono i messaggi di testo che si ricevono dal proprio interlocutore, si tende a personificarlo, anche ad immaginare il suo tono di voce, come se la sua presenza fosse stata assimilata, se non introiettata nella psiche.

 

La dimensione sensoriale

Allo stesso modo della dimensione interattiva, quella sensoriale riguarda la capacità di strutturare e progettare un ambiente virtuale capace di attivare i cinque sensi. La ricerca in questo settore, in particolar modo della realtà virtuale, sta cercando sempre di più di creare ambienti che si avvicinino il più possibile alle esperienze sensoriali del mondo fisico.

Maggiore è la capacità di vivere esperienze sensoriali simili a quelle reali, maggiore è la capacità di esperire emozioni, creando una connessione con l'oggetto-sè tecnologico che genera un maggiore impegno psicologico nel vivere quel tipo di situazione.

Se da una parte la realtà virtuale risulta utile per il trattamento di alcune psicopatologie, la possibilità di progettare esperienze sensoriali complesse potrebbe rivelarsi uno svantaggio quando si cerca di incoraggiare l'interpretazione soggettiva individuale rispetto ad una situazione.

In tal senso, si dovrebbe anche pensare ad esperienze nel cyberspazio che isolino i cinque sensi nel tentativo di creare esperienze sensoriali-specifiche, che potrebbero rivelarsi utile nella comprensione di meccanismi di difesa come la repressione e la dissociazione.

 

La dimensione temporale: che ore sono?

Il cyberspzio offre la possibilità di alterare il tempo. Dal punto di vista psicoanalitico, la temporalità è un costrutto centrale con il quale si descrive la capacità della mente cosciente e razionale di vivere il presente, mentre l'inconscio si mescola al passato, presente e futuro, sospendendo e trascendendo il tempo (Fiorini & Canestri, 2009).

Nella dimensione temporale assume rilevanza la modalità con cui si sceglie di comunicare. Una comunicazione sincrona, “live”, si basa su modalità espressive più immediate e spontanee. Nella comunicazione asincrona le persone sono invece più attente nella scelta di cosa, come e quando condividere, facendo sì che l'interazione si presenti come più strutturata. In questo secondo tipo di comunicazione, l'assenza di segnali temporali può risultare svantaggioso, in quanto una risposta data in ritardo o la mancanza di risposta, trasmettono significati inconsci importanti.

Allo stesso tempo, l'asincronia del dialogo consente di “congelare il ritmo dell'interazione”, fornendo una zona di riflessione in cui le persone possono contemplare e comporre attentamente ciò che vogliono comunicare. La capacità del mondo digitale di registrare tutto ciò che accade sembra congelare e trascendere il tempo, allo stesso modo di come l'inconscio sperimenta la temporalità.

 

La dimensione della realtà: è reale?

È difficile operare una riflessione sugli aspetti reali del cyberspazio. Molti ambienti virtuali vengono progettati per dare la possibilità agli utenti di costruire un personaggio fantastico, un'estensione di sé stessi in cui gli aspetti idealizzati possono prendere vita sotto forma di avatar. I social media offrono invece la possibilità di strutturare un profilo reale.

Ovviamente, la modalità che un utente sceglie nella progettazione della propria immagine virtuale dipende dalla sua storia evolutiva, dall'insieme delle relazioni oggettuali interiorizzate, dalla capacità di scegliere cosa è reale e cosa non lo è. In alcuni casi la realtà virtuale potrebbe prevalere sull'Io e attivare meccanismi di difesa inconsci, come risposte di fuga o paura.

La ricerca sulla cosiddetta “fossa virtuale” ha dimostrato che quando a soggetti nella realtà virtuale viene chiesto di camminare su un'asse tesa sospesa su un buco nero, la parte istintiva della loro mente risponde con la paura anche se razionalmente sanno che non c'è pericolo.

 

La dimensione fisica: quanto è tangibile?

La dualità mente/corpo di Cartesio è un concetto spesso utilizzato nei racconti di fantascienza, ma anche elemento centrale della scienza informatica che ritiene che la mente umana possa essere ricreata sotto forma di intelligenza artificiale.

Nel contesto del cyberspazio la psicoanalisi ci viene in soccorso quando non trascura la componente evolutiva di esseri umani come esseri incarnati, in cui le esperienze mentali e fisiche sono insperabili. A sostegno di tali affermazioni è utile ricorrere anche alla branca della psicosomatica che spiega dettagliatamente l'infinita varietà di modi con cui le funzioni corporee rivelano processi intrapsichici.

Secondo Suler (2016) queste intuizioni consentono di operare una distinzione tra fisicità dissociata e integrata degli ambienti online. Il tipo dissociato, che include attività corporee che non riguardano l'attività online si manifestano in situazioni in cui le persone, ad esempio, tentano di attraversare la strada mentre sono intenti a fissare lo schermo del proprio telefono.

Nella fisicità integrata i movimenti e le sensazioni del corpo si correlano invece ad attività nel cyberspazio. Giochi che coinvolgono la mimica ed i movimenti fisici del mondo reale sono un esempio di fisicità integrata, comprese le psicoterapie ce si avvalgono della realtà virtuale.

La dimensione fisica prende quindi in considerazione l'impatto psicologico di dove e come gli ambienti virtuali del cyberspazio entrano nel nostro mondo fisico. Tale costrutto è in fase di evoluzione nel contesto della cyberpsicologia psicoanalitica la quale ritiene che la simbiosi uomo/macchina influenzerà sempre di più il funzionamento mentale conscio ed inconscio degli individui.

 


Giorgia Lauro
, Psicologa clinica e Sessuologa Socio Ordinario della Società Italiana di Psicologia On Line (SIPSIOL)
Lavora su Pescara e Francavilla al Mare (CH). Si occupa principalmente di clinica per coppie e adulti.

 

Bibliografia

  • Akhtar, S., & Twemlow, S. (Eds) (in press). Textbook of applied psychoanalysis. London: Karnac.
  • Carlino, R. (2011). Distance psychoanalysis: The theory and practice of using communicationtechnology in the clinic. London: Karnac.
  • Coen, S. (1994). Between author and reader: A psychoanalytic approach to writing and reading. New York: Columbia University Press.
  • Fiorini, L. G., & Canestri, J. (Eds) (2009). The experience of time: Psychoanalytic perspectives.London: Karnac.
  • Lemma, A., & Caparrotta, L. (Eds) (2013). Psychoanalysis in the technoculture. London: Routledge.
  • Scharff, J. S. (2013). Psychoanalysis online: Mental health, teletherapy, and training. London: Karnac.
  • Suler, J. (2004). The online disinhibition effect. CyberPsychology and Behavior, 7, 321–326.
  • Suler, J. (2016). Psychology of the digital age: Humans become electric. New York: CambridgeUniversity Press 
  • Turkle, S. (1995). Life on the screen: Identity in the age of the internet. Cambridge, MA: The MITPress.
  • Turkle, S. (2012). Alone together: Why we expect more from technology and less from each other. New York: Basic Books.
  • Weiser, J. (1993). Phototherapy techniques. San Francisco, CA: Jossey-Bass.
  • Whitty, M., & Carr, A. (2006). Cyberspace romance: The psychology of online relationships.Basingstoke: Palgrave Macmillan.

Cerca

Seguici sui Social